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Un bel pezzo di Saviano che spiega la differenza tra riformismo e massimalismo

Elogio dei riformisti – Repubblica.it.

Il problema di questi giorni è come fare le liste. Sul tema avrei tanti suggerimenti da dare. Il primo leggersi l’ultimo Saviano per ricordarci che una lista può emozionare, il secondo scaricare l’applicazione Eatouch per Iphone che vi consente di memorizzare la lista della spesa (cosa utilissima per abbassare il tasso dei divorzi se tendete a perdete facilmente i pezzi di carta in tasca che vi danno le vostre compagne).

Il tema che voglio affrontare però è più terreno: perchè il PD torinese si ostina a chiedere agli assessori uscenti (e potenziali) di candidarsi come consiglieri comunali ?

Lo trovo un imbarbarimento culturale non da poco e mi ricorda situazioni come Berlusconi e Fini capilista in tutte i collegi e in tutte le elezioni. Dovevamo essere diversi e in parte lo siamo visto che Bersani tra mille cantonate tiene la barra dritta sulla questione di non mettere il suo nome sul simbolo del PD.

In realtà la richiesta di candidare tutti gli ex amministratori è un gioco “di formazione” come quegli adolescenti che si riuniscono nel bagno della scuola a misurare chi ce l’ha più lungo. Molti futuri Nerd che hanno fatto ricca la Silincon Valley, estenuati da queste competizioni che li vedevano sistematicamente perdenti, hanno pensato di usare altri muscoli come il cervello per fondare aziende, amministrarle bene, diventare ricchi e permettersi, volendo, qualsiasi bunga bunga.

Ma la politica è un’altra realtà virtuale e neanche Mark Zuckerberg riuscirebbe a capirla. Ti dicono di misurarti con gli elettori. Poi se raccogli molti voti sei papabile di fare l’amministratore altrimenti sei un pipparolo intellettuale che non va bene.E ti bruciano.

Di qui il rischio che se abbiamo un genio dobbiamo sperare che sappia raccogliere più voti del baciapile di quartiere. Altrimenti il baciapile amministrerà gli interessi della collettività.

Evidentemente non è chiaro il disegno che animò la legge di riforma elettorale dei comuni.La legge distingue tra l’amministrazione e la rappresentanza dei cittadini e fornisce ampi poteri di formazione della Giunta al Sindaco (che delega agli assessori).

Invece con questi criteri “celoduristi” ritornano a vincere le segreterie di partito, proprio quello che la legge voleva limitare dopo Tangentopoli.

Personalmente ho due ricordi di bravi amministratori che hanno governato in quella che è stata definita la “stagione dei sindaci”.

Uno è mio padre. In un capoluogo del sud prima di Tangentopoli (in una lista civica “pre ulivista” diremmo oggi) prese 50 voti senza essere ovviamente eletto. I tempi non erano maturi. Qualche anno dopo sull’onda di risveglio della società civile locale viene eletto un sindaco esterno ai partiti che nomina mio padre (non candidato) vicesindaco. Non per tirarsela ma in pochi anni gestisce la seconda ondata di profughi albanesi, risolve una serie di altri problemi e riceve a memoria del suo impegno a distanza di tempo un’alta onoreficenza da Ciampi. Elettoralmente si fosse ricandidato in un contesto sociale comunque marginale (e levantino) mio padre avrebbe ripreso più o meno gli stessi voti della prima volta.

Il secondo è ormai un amico anche se all’epoca mi diede il primo incarico lavorativo. Parlo di un’assessore all’ambiente delle giunte provinciali dell’epoca Bresso a Torino.

Una persona che ha fatto crescere decine di tecnici (tra cui il sottoscritto) aprendo a progettualità mai viste in questo Paese. Peccato che non essendo mai stato candidato (e non volendo farlo) appena i partiti si sono ripresi dalla batosta di Tangentopoli l’hanno estromesso per la semplice colpa di non avere una tessera di partito.

Queste due persone a me care già all’epoca rappresentavano una testimonianza delle potenzialità di un partito riformista progressista.

Poi sono venuti Berlusconi, i celoduristi, le truppe cammellate, ci siamo abbagliati ai tele-santoro e al giustizialismo e ci siamo convinti che tutta la politica debba funzionare così.

Auguri Piero

Maroni andrà a Vieni via con me. Ci auguriamo che ci spieghi tante cose.

Il suo atteggiamento in questo caso è però paradossale. Si parla di mafie al Nord da tempo. Questo tumblr con vari post e citazioni ha nel tempo raccolto vario materiale. Ho parlato di Reggio Padania, ho fatto presente la mia indignazione di uomo del Sud emigrato al Nord che vive e lavora in edifici costruiti con il cemento della ‘ndrangheta. In Piemonte, giusto per non offendere Formigoni.

Ho riportato riflessioni di Gad Lerner sul tema qui e ancora qui.

Insomma Maroni fa finta di offendersi quando ormai ci sono fatti acclarati che producono addirittura una significativa bibliografia (un libro sul tema l’ho trovato anche nel supermercato di sotto casa). Proprio l’altro giorno con tempismo commerciale mi è arrivata una mail che pubblicizzava l’acquisto on line di tutti i libri su “il caso Saviano e le mafie del nord”.

Si possono dire tante cose ma il succo è ben descritto da Ezio Mauro ieri su Repubblica.

Personalmente non mi accapiglierei con il trombettista in salsa verde su chi siano i meriti delle catture di tanti boss, concediamo anche la buona fede del ministro.

Fissiamo però alcuni paletti.

Saviano non ha detto che i leghisti sono mafiosi. Ha detto che la dove c’e’ una presenza della malavita organizzata essa tenta di entrare nel campo politico (di qualsiasi tipo) per un controllo più diretto del territorio. Cose note a noi meridionali. Ed anche ai leghisti che si scagliavano nella prima repubblica contro i siciliani che votavano DC perchè erano voti dati alla mafia.

Attaccare un uomo solo come Saviano, un simbolo nel nostro Paese, è da ignavi. E forse nasconde una paura. Quella che i tempi stiano cambiando e che quei 9 milioni di spettatori iniziano a pretendere  una nuova rappresentazione dei propri bisogni tra cui un bisogno forte di legalità.

Possiamo citare i numerosi casi in cui la Lega in Parlamento ha votato provvedimenti che hanno aiutato la mafia (es. scudo fiscale) ma diamo questo fatto come acquisito dalla opinione pubblica.

L’ultimo punto è lo sbandieramento di questi “fantastici risultati” sul contrasto alle mafie come atto di smantellamento delle stesse.Un momento: le mafie prosperano e rappresentano parte dell’economia che ci fa mangiare, che ci fa dimenticare di dove mettiamo i rifiuti, che ci veste, ecc…

Allora forse c’e’ una strategia incompleta.Vediamo per esempio cosa accade in un altro settore, quello di contrasto all’inquinamento industriale.

Se una fabbrica inquina io posso multarla e chiedere che metta dei sistemi di abbattimento degli inquinamento alla fine del ciclo produttivo. Quella fabbrica continuerà ad esistere, inquinerà di meno, ma sul lungo termine deteriorà ugualmente l’ambiente. Era l’approccio anni 70-80 delle politiche di controllo ambientale.

Oggi si è capito che la sfida è far cambiare completamente i cicli di produzione e pensare a “prodotti puliti” già in fase di progettazione. Una sfida culturale che richiede molta più energia senza grandi risultati visibili immediatamente.

Se noi continuiamo ad arrestare i boss ma lasciamo in vita le “fabbriche di boss”, i quartieri ben descritti in Gomorra, non agendo sul riscatto sociale e civile di pezzi d’Italia che ora sono enclave della malavita noi continueremo a rincorrere il problema.

Insomma Maroni può continuare a farsi bello all’infinito di metter toppe al tubo rotto ma se non chiude il rubinetto la mafia ce l’avremo sempre di torno.

Per una volta sono d’accordo con Bersani: gli eroi civili di questi tempi sono gli insegnanti di frontiera, quelli che senza pistola, nelle periferie italiane, cercano di sottrarre nuove braccia alla criminalità organizzata.

Quindi Maroni, denuncia anche me.