Non nel mio nome

Caro segretario,

con la sua proposta di oggi non rinnoverò la tessera e mi dimetterò dalla assemblea regionale.

E’ una proposta che è succube di una egemonia sottoculturale che è molto diffusa nella classe dirigente che lei si è scelto. Qualche sentore lo si vedeva da qualche tempo qui a Torino dove rischiamo di perdere la città per l’incapacità di segretari provinciali e regionali.

Oggi lei dimostra che non ha la caratura per proporre un cambiamento di paradigma al centro sinistra, fondato su un’autonomia culturale, un’autorevolezza della classe dirigente ed una proposta politica chiara. Mi aspettavo di più per la capacità di tenuta nell’ultimo voto di fiducia che doveva dare slancio ad una nuova fase, mi aspettavo di più da lei per l’enorme ricchezza di persone e di energie che nel Partito Democratico come militanti e amministratori sono in grado di garantirle rapidamente un cambiamento radicale del partito in poco tempo. Basta ascoltarci. E le primarie sono nate per questo. Ha ragione Bosetti quando dice:

Andrebbero dunque iniziate subito le operazioni di rinnovamento della squadra e della formula di gioco. Temo invece un lungo pantano di rinvii e di conflitti: c’è infatti per tutta la vecchia guardia la golosa possibilità di dividersi con solerzia tra chi ritiene una priorità assoluta liberarsi di Berlusconi alleandosi con chiunque e sostenendo formule proporzionaliste e altri che difenderanno con rigore assoluto il bipartitismo; c’è poi chi vorrà rinviare, per «opportunità» una dura battaglia interna per selezionare i candidati al ruolo di premier e chi no. Inutile dire quanto sono e saranno inutili queste divisioni di fronte agli eventi (in corso altrove) e alla mastodontica difficoltà di rendere credibile il PD.

Non metto in discussione la sua leadership ma se non sarà in grado di propormi una visione alternativa riformista guarderò con attenzione a quello che avviene a sinistra con un leader, Vendola, capace di interpretare i più profondi malesseri sociali di questa crisi paradigmatica e pazienza se la radicalità su alcuni argomenti come la TAV contrasterà con la personale visione riformista della società.

Di sicuro non ho nulla a che spartire con nuclearisti, postfascisti con molti scheletri nell’armadio.

Vorrei che lei non pensasse timorosamente agli equilibri interni tra leader ormai consunti ma prendesse a riferimento nel disegno della sua proposta personaggi come Vassallo che umilmente hanno servito questo Paese e questo partito nella speranza di un futuro diverso.

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La cultura della scamorza

Se dovessimo chiedere all‘“uomo della strada” cosa pensa dei fatti che stanno emergendo in questi giorni non ne troveremmo uno in grado di difendere i personaggi chiamati in causa nell’inchiesta. Questo è un bene. Forse finalmente l’opionione pubblica si sta rendendo conto del disegno che c’e’ dietro la legge-bavaglio e si riuscirà a disinnescare in qualche modo l’ennesimo “falso problema” che affligge l’Italia.

Detto questo però la cronaca giudiziaria mette a luce un nodo critico del nostro sistema paese. E’ vero, siamo di fronte ad un disegno criminale ma quanto questa attitudine è alimentata da comportamenti largamente diffusi nel nostro Paese ?

Noi italiani abbiamo avuto un rapporto sempre ambiguo con il potere. Ne scrive molto chiaramente oggi Spaventa su Repubblica. Quanta energia si spreca nel cercare le “persone giuste (per far carriera)”, quanto tempo si spende nell’adulare il potente (piccolo o grande ) di turno per ottenere nel tempo quel piccolo favore che si può chiamare segnalazione o interessamento ? Si inizia con il sottrarre tempo al proprio lavoro per un paio di scamorze da regalare al geometra comunale per un balcone con veranda. Oppure a passare ore a umidificare parti non battute dal sole per adulare il superiore di turno.

Tutti atteggiamenti legali o ai limiti della legalità – le scamorze sono comunque socialmente accettabili – ma quantomeno inopportuni. Un economista catalogherebbe questo fenomeno come una perdita di efficienza del sistema. Se poi questa strategia ha dei risultati per il singolo (sia un ragioniere che cerca la promozione o la Marcegaglia che per due lire si compra l’Alitalia poco importa) il danno è maggiore. Si ha una selezione inversa: non c’e’ correlazione positiva tra capacità individuali e ruolo svolto con l’aggravante che rischiamo di avere funzionari, medici, magistrati, imprenditori …e politici che non reggendosi su un sistema meritocratico non riescono a creare le condizioni per uno sviluppo (sociale, economico, culturale, ambientale…bla bla bla) del nostro Paese.

Anche per questi motivi la situazione italiana non si può risolvere esclusivamente per via giudiziaria: bisogna ricostruire quell’humus sociale che altrove ha garantito un sistema di valori in grado di filtrare e bloccare comportamenti distruttivi del bene comune.

Lo so viviamo quotidianamente in una società che ci propone scamorze o ci consiglia la latteria migliore dove comprarle. 

E a furia di parlare di scamorze mi son reso conto che sono bianco come un latticino ed è ora di pensare alle vacanze al mare.

P.s. In Puglia esiste una cultura del latticino (poi, grazie a dosi massicce di film di Lino Banfi sorbite in adolescenza, qualche rampante imprenditore barese ha proposto escort al posto delle scamorza non sfigurando nel gradimento della controparte). Con “scamorza” in pugliese, però, si indica anche una schiappa, un soggetto privo di qualsiasi talento calcistico/sportivo. Quindi se mi regalate una scamorza io capisco il reale apprezzamento per le mie abilità sportive.

I bambini dell’asilo stanno facendo casino

Gli enfant prodige del centro destra Tronzano e Carossa continuano a segnalarsi per il loro acume che quotidianamente utilizzano per affrontare i problemi dei loro concittadini.

L’ultimo episodio di cronaca è degno di nota. Nonostante la crisi il Comune decide di inaugurare due nuovi asili e coinvolge i bambini per decidere il nome da attribuire alle nuove strutture. Ebbene le menti illuminate dei Nostri (che forse hanno alle spalle un comitato epistemiologico di coalizione) decidono che quei nomi sono troppo politicizzati e vanno cambiati. Parliamo di nomi come Togliatti, Gramsci, Ginzburg ? No, tranquilli si parla di “girotondo” e di “millecolori”.

Propongo un gioco ai lettori. Tra un anno questi mostri di intelligenza saranno per strada a cercar voti distribuendo santini: sarebbe simpatico fare loro un bel girotondo e dirgliene di tutti i colori.