Una città, tanta carta straccia

Il Corriere ancora oggidimostra la sua natura doppiogiochista. Ostellino, dietro alle sue ricostruzioni intellettuali, e dando dell’ignorante alla borghesia milanese incensa le cose fatte dalla Moratti. Su Pisapia fa il professore universitario che pur di far sudare quel trenta e lode trova il pelo nell’uovo sulla A2A e la green economy. L’arrogante professorello si è dimenticato che i principali interventi di green economy si finanziano da soli con gli interessi ? Trascura il fatto che la proposta di Pisapia è – dopo tanto tempo – un’idea di governo della città che con la Moratti sta sprecando tempo non cogliendo neanche l’occasione dell’Expo ? Torino con le Olimpiadi propose per la prima volta un modello ecologico dei grandi eventi e i risultati si vedono ancora oggi. A Milano a parte le Bat-case e il quartiere Santa Giulia all’orizzonte non si vede nulla.>

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Gli impresentabili della nostra parte

Il bravo Gilioli riporta questa vicenda milanese. Non mi sorprende ma mi spaventa. Non mi sorprende che in alcune forze politiche che mediaticamente vanno per la maggiore (e segnalate in crescita di consensi) si avvicinino personaggi discutibili. Non mi sorprende che questi partiti-persona non abbiano strutture ed organismi in grado di selezionare i loro rappresentanti. Mi spaventa questo decadimento generale di cultura politica: l’elettore che si fida del nome di un leader su un simbolo senza appurare sotto chi lo rappresenta a vari livelli (non parliamo di documentarsi sui programmi). E mi spaventa questa tendenza a non investire su una cultura politica alternativa che filtri l’ovvia e umana tendenza a cercare una via per il potere. Non sembra, ma dall’altra parte c’e’ una forte ideologizzazione degli eletti (nominati) che infatti rispondono come marionette ai voleri del capo, qui siamo invece ai saldi di fine stagione con passaggi politici improponibili. La via d’uscita e non votare i partiti-persona, ovunque schierati, e che in qualche modo funzionano. Per dirla tutta un La Ganga è un errore, un retaggio del passato che riusciremo a sconfiggere prima o poi. E’ giusto però che un socialista si candidi nei democratici perché l’humus politico è simile e la voglia di fare sintesi su radici culturali omogenee esiste. . Non mi sembra che invece Di Pietro sia un mezzo xenofobo. Forse ha idee poco chiare come il suo italiano del resto. E.R. *Gli impresentabili della nostra parte* Published on Piovono rane>| shared via feedly [image: picccinni] Questo blog si era già marginalmente occupato>di Raffaella Piccinni, allora candidata al consiglio provinciale di Milano per la Lega, che nel maggio di due anni fa era salita agli onori della cronaca per la propostadi riservare alcune carrozze del metrò agli extracomunitari. In seguito, intervistata da una web tv, aveva spiegato: «Hanno strumentalizzato le mie parole, io ho solo risposto a un giornalista (…)», ma «in metrò ci sono i Rom che accattonano e scippano, così insieme a Matteo Salvini abbiamo fatto una riflessione (…) sulla 90-91 trovi il Rom o l’extracomunitario stravaccato e che non cede il posto alla vecchietta (…) e a me tocca pagare un affitto di mille euro al mese perché danno le case dell’Aler agli extracomunitari (…) c’è una profonda distinzione tra il cittadino e l’extracomunitario: l’extracomunitario, lo dice la parola stessa, è estraneo alla società italiana e milanese» e comunque «ho scelto la Lega perché sta dalla parte del popolo». Ora scoproche si è candidata >di nuovo, ma per l’Italia dei Valori, quindi nella coalizione del centrosinistra in appoggio a Pisapia. Ecco, non mi è sembrata una buona idea, diciamo. Ho chiamato l’Idv, che mi ha gentilmente fatto sapere che la candidatura in questione è opera dell’onorevole Sergio Piffari, il quale tuttavia – almeno finora – non è rintracciabile sul telefonino per spiegare la cosa dal loro punto di vista al telefono mi ha spiegato che lui quel video non l’aveva mai visto prima di oggi, «però non si possono mettere in croce le persone, esprimeva il disagio di una categoria (è taxista, ndr)» quindi «l’importante è che abbia accettato i punti del nostro programma», e poi «le persone maturano», insomma «nessun pentimento nella scelta e nessun imbarazzo a sostenerla in campagna elettorale» anche se «come Idv mi sento obbligato a chiedere scusa per quelle parole». Intanto la Piccinni ha emesso un comunicato in cui minaccia querele e dice: «Io proposi vagoni riservati alle sole donne sul modello nipponico. La mia IDEA FU VIOLENTATA DALLA LEGA NORD, che la storpiò in senso razzista» (le maiuscole sono sue). Ecco, può darsi che la Lega abbia storpiato, per carità, ma al tempo invece lei parlò di «una riflessione fatta con Salvini» e aggiunse tutto il resto che avete letto sopra. Poi non ci si può sorprendere se esplodono i casi Razzi e Scilipoti.»»

Gli impresentabili della nostra parte

Il bravo Gilioli riporta questa vicenda milanese di un consigliere xenofo che passa dalla Lega Nord a Idv.

Non mi sorprende ma mi spaventa.

Non mi sorprende che in alcune forze politiche che mediaticamente vanno per la maggiore (e segnalate in crescita di consensi) si avvicinino personaggi discutibili. Non mi sorprende che questi partiti-persona non abbiano strutture ed organismi in grado di selezionare i loro rappresentanti.

Mi spaventa questo decadimento generale di cultura politica: l’elettore che si fida del nome di un leader su un simbolo senza appurare sotto chi lo rappresenta a vari livelli (non parliamo di documentarsi sui programmi).

E mi spaventa questa tendenza a non investire su una cultura politica alternativa che filtri l’ovvia e umana tendenza a cercare una via per il potere. Non sembra, ma dall’altra parte c’e’ una forte ideologizzazione degli eletti (nominati) che infatti rispondono come marionette ai voleri del capo, qui siamo invece ai saldi di fine stagione con passaggi politici improponibili.

La via d’uscita è non votare i partiti-persona, ovunque schierati, e che in qualche modo funzionano.

Per dirla tutta un La Ganga è un errore, un retaggio del passato che riusciremo a sconfiggere prima o poi. E’ giusto però che un socialista si candidi nei democratici perché l’humus politico è simile e la voglia di fare sintesi su radici culturali omogenee esiste.

Non mi sembra che invece Di Pietro sia un mezzo xenofobo. Forse ha idee poco chiare come il suo italiano del resto.

E.R.

Foglia di fico o fico d’india ?

Pisapia vince a Milano. Ogni democratico dovrebbe esserne felice perchè le primarie sono un mezzo per scegliere i candidati più idonei. Invece presto ci sarà chi leggerà in questo una sconfitta della squadra più forte nel derby Bersani-Vendola.

Leggendo persino il Corriere a Pisapia viene riconosciuto un certo coraggio nel proporre temi dimenticati per la guida della città. Insomma ha rischiato e oggi ne gusta la vittoria (come un buon fico d’india, alias bastardone qui in Piemonte).

Certo, non è bello portare la palla e scoprire che la squadra avversaria ti batte sonoramente. Ma ci può stare. Ora non facciamo i bambini che si rifiutano di portare il pallone (perchè perdiamo) e scegliamo davvero i migliori da mandare in campo.

La competizione di Milano era seria perchè anche il candidato del PD era un esponente della società civile. Altrove non sappiamo ancora con chi si giocherà. Auguriamoci altrove altrettanto coraggio da parte di tutte le forze di centro sinistra altrimenti le primarie diventano una foglia di fico per coprire una gestione familistica e poco chiara del partito che le ha inventate.

E Bersani, permettimi, stai sbagliando diversi colpi negli ultimi giorni: i fischi dei tuoi segretari agli innovatori di Firenze, l’esitazione nel raccogliere firme per la mozione di sfiducia a tutto vantaggio di Fini-Casini-Rutelli (pure lui…ti fa gol…) , ed ora anche un buon candidato battuto nella capitale del nord.

Cerchiamo, caro segretario, di ricordarci come si raccolgono i fichi d’india. Senza pungersi.