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Arif può essere scambiato per uno dei tanti ragazzi extracomunitari che girano nella città. Magari l’avete incontrato nei pressi di Porta Nuova, di fretta, prima di prendere un treno. Questo ragazzo pachistano è scampato alla morte in un attentato terroristico a Peshawar. E’ venuto nel nostro Paese chissà come per realizzare il suo piccolo sogno: diventare ingegnere.

Il ragazzo ha stoffa perché se considerate i problemi di lingua e di adattamento ha conseguito 30 crediti sui 50 richiesti per ottenere una borsa di studio. Pensate al vostro figlio che ritorna a casa con un insuccesso scolastico nonostante vi prodighiate a portargli la colazione delle cinque per evitare il calo degli zuccheri, e magari a regalargli il weekend con la fidanzatina o l’iphone dopo un 18 faticato per un anno e quant’altro.

Chi emigra ha fame di cambiare il suo destino e deve essere aiutato.E in questo caso la fame è qualcosa che tocca la carne viva di Arif.

Questa storia mi fa ricordare un compagno di studi di mio fratello, uno dei primi a scappare dall’Albania e mantenuto a Torino dai padri salesiani. Ha studiato, si è laureato, fa il manager di successo, ha una sua attività, assume collaboratori, è rimasto ateo (ma riconoscente verso i salesiani) e simpatizza per Berlusconi. E’ simpatico e pieno di vita e ho sempre pensato che difronte ad una carretta presa al volo per venire in Italia, analisi I doveva sembrargli proprio un gioco da ragazzi.

Oggi Arif è meno fortunato: ha subito l’umiliazione di dormire in stazione e di una borsa negatagli all’improvviso dietro le bandiere del “merito” sventolate dal governatore Cota.
Arif farà forse fatica a comprendere l’italiano e a dare un significato esatto a questa parolina magica – merito – quindi sarebbe bello che il governatore spiegasse, con parole sue, cosa intende per cultura meritocratica.
Magari può citare qualche esempio che conosce bene visto che siede sempre alla destra del padre Bossi.

In attesa che il governatore ci spieghi questo pasticcio con parole sue, attraverso l’aiuto di ACMOS, i circoli del PD hanno deciso di sostenere il giovane Arif

Auguri Arif

Faccio l’esempio di Gheddafi. Ha realizzato una riforma che chiama dei congressi provinciali del popolo: distretto per distretto si riuniscono assemblee di tribù e potentati locali, discutono e avanzano richieste al governo e al leader. Cercando una via tra un sistema parlamentare, che non è quello che abbiamo in testa noi, e uno in cui lo sfogatolo della base popolare non esisteva, come in Tunisia. Ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi”.

Frattini, 17 febbraio 2011, Corriere della Sera

http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2011/01/20110117_FrattiniTunisia.htm