Fabio Fazio intervita Matteo Renzi dopo i giorni della Leopolda

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I guastafeste sono altrove

Il mese di ottobre si chiude e con questo tre settimane di incontri tra persone e personaggi che dovrebbero rappresentare il futuro del movimento democratico. Scartando i giovani turchi che hanno avuto anni per essere plasmati dall’attuale classe dirigente PD e che preferiscono aspettare il loro momento per pure ragioni anagrafiche non rimane che parlare di Pippo Civati e Matteo Renzi cui va riconosciuto il merito di smuovere la base e più in generale le menti e i cuori del popolo di centro sinistra.

I due hanno capito che il popolo democratico è stanco delle vecchie liturgie e hanno capito le opportunità di un partito aperto utilizzando modi di confronto nuovi che creano un riavvicinamento tra la base – che ne esce entusiasta anche per il solito fatto che ne è liberamente coinvolta – e la politica. Normalmente quando si partecipa a queste iniziative si torna a casa rigenerati a prescindere dai contenuti espressi.

Questo coraggio di innovazione dei modi e dei tempi della politica scopre le debolezze dell’attuale segreteria (sabato c’era un penoso tweet del PD nazionale dove si precisava che l’iniziativa “finalmente sud” era programmata da un anno. L’anno scorso successe lo stesso, ma senza tweeter). I due hanno il merito di sollevare il problema dell’identità del partito superando due criticità: -antiberlusconismo -la mancanza di un programma alternativo riconoscibile.

Rampini nel suo nuovo libro sembra avere più certezze sulle cose da fare del nostro segretario. La cosa è paradossale.

Questi due problemi assieme alle nuove forme di coinvolgimento e al coraggio di dirle a chiare lettere sui blog (Pippo) e in video (Matteo) rappresentano gli aspetti positivi degli eventi di Bologna e Firenze assieme ad uno stile comunicativo garbato – ben altro dalle ramazzate linguistiche e lessicali di Di Pietro e Grillo – e per lo più deberlusconizzato (citato poco, irriso molto bene cose che difficilmente riescono Bersani & soci).

Alcuni aspetti però sono poco chiari. La strutturazione di questi eventi dopo due anni sembra un dejavu che al termine non smuove granché. Anche quando c’è un lavoro di sintesi alla fine queste proposte tardano a diventare politiche nel senso di riconoscibili come tali al di fuori della cerchia degli addettti ai lavori, dei dirigenti del partito e più in generale dell’opinione pubblica. Sembra più una carrellata di buone pratiche (per lo più di amministratori del PD che non si capisce come non siano in grado di comunicarle ai vertici con le strutture interne dei dipartimenti o dei responsabili tematici che dovrebbero fare lavoro di sintesi) e di posizioni individuali per lo più di soggetti vicini all’organizzazione dell’evento. Anche qui c’è un piccolo meccanismo di cooptazione che per esempio mancava nel Lingotto degli autoconvocati.

In compenso il popolo democratico puntualmente si spacca sui social network dietro i protagonisti, come tifoserie contrapposte che fanno la fortuna di giornalisti e della maggioranza politica che ficca il coltello nella piaga. In più l’elettore critico vedendo questo atteggiamento alla fine si distacca ulteriormente.

Cinque minuti, l’uso di slogan efficaci non costruiscono soggettività politica e di questo credo che ne siano consapevoli i due protagonisti ma i wiki PD sanno di qualcosa di già visto. Forse è l’unico mezzo per superare quella muraglia interna al PD impermiabile alle idee e alle energie che ci sono.

Ci fossero i momenti, i luoghi e le strutture interne al partito dove portare i vari contributi potremmo capire se le soluzioni di Renzi o Civati siano compatibili con un’identità programmatica del partito democratico. Questo è il problema più grande del partito, a tutti i livelli, che per ragioni di apparato ha perso le capacità di ascolto e confronto non con il suo popolo ma con la stessa sua base di iscritti.

Renzi e Civati non sono due rottamatori e non sono ancora pronti con le soluzioni in mano ma sollevano un problema che è quello di aprire i processi di proposizione e decisione politica, rappresentando ad un pubblico più vasto la ricchezza di idee e di energia che il fronte democratico ha al suo interno.

Vendesi case, cercasi politica

“Nessuna causa è persa finché ci sarà un solo folle a combattere per essa”

(Will Turner alias Orlando Bloom, Pirati dei Caraibi)

Un articolo in pieno stile “Secondamano” mi ha fatto riflettere. La Casa delle Libertà piemontese è in vendita: bastano 50.000 euro e ve ne comprate la metà. Pensateci, troverete frotte di esponenti PDL con lo sguardo da merluzzo da venditori di Tecnocasa pronti ad illustrarvi le comodità dell’alloggio.

Vuoi mettere ? Con “pochi” soldi potresti essere in grado di decidere gli organi dirigenti del partito, i candidati, posti da portaborse, eccetera. Non ti interessa la politica ma vuoi diventare un manager della sanità ? Per quella cifra non ti iscrivi neanche ai master della Bocconi, non devi esserne ammesso e neanche studiare: chiedi e ti sarà dato.

Che Paese (e che regione). Non penso solo alla sentenza di oggi della Consulta sul caso Giovine, penso alle diatribe interne ai congressi dell’IDV finite in mano agli avvocati per il controllo delle tessere, alle spaccature di SEL in famiglie dove una volta si candida la moglie e poi la volta successiva il marito sempre secondo il principio del controllo del consenso. Litigano pure quelli con le cinque stelline sul petto quando hanno capito che potere hanno in mano.

Non c’e’ salvezza. Anche il PD non è immune: se i tesserati sono un po’ di più c’è poco di che stare allegri. Ormai la geografia delle famiglie politiche la si può ricostruire in poco tempo leggendo i giornali locali. Se vuoi far politica scegliti un tuo riferimento (il termine padrino lo lasciamo a B. & soci) poi stai zitto e controlla le tessere che si fanno nel tuo circolo, nella tua città, ecc..

Farai strada senza tenere un comizio, forse anche senza alzare la mano nel tuo circolo. Se hai qualcosa da dire provaci ma a tuo nocumento. Qualcuno che pensava di dire delle cose è stato normalizzato o emarginato.

Siamo di fronte alla politica scalabile a prezzi modici e chissà che tutto questo movimento di industriali e banchieri a livello nazionale non sia interpretabile in questa ottica.

Il PD ha un’ancora di salvezza ed un merito: avere uno statuto (forse troppo elaborato e rivedibile), retto su saldi valori democratici che altri non hanno, e basarsi sul metodo di selezione delle primarie. Ormai digerito, forse più dai presunti alleati che dalla dirigenza attuale. Ovviamente anche questo metodo ha i suoi limiti. Alcuni dicono che spoglia la dirigenza di partito da sue prerogative di selezione dei suoi rappresentanti, altri, riferendosi a casi di cronaca, sostengono che anche le primarie possono essere manipolate ed inquinate. La soluzione può essere usarle meglio (con sistemi più trasparenti) e usarle di più. E istituzionalizzarle ?

Tutta questa premessa per dire che chi ha raccolto le firme referendarie non si accontenta. Torino è stata la seconda città dopo Roma per numero di firme e questa sete di democrazia non può essere fermata. Chi ha fatto banchetti per un mese ha deciso di andare oltre il disagio cercando di fare tesoro di quel coraggio che molti gli hanno attribuito.

Abbiamo bisogno di due scarpe per rimettere in corsa questo Paese (senza farci mettere i piedi in testa verrebbe da dire).

La prima scarpa serve per stabilire un principio in vigore in molti paesi occidentali: chi nasce sul suolo italiano deve essere uno di noi. Non possiamo permetterci di ignorare questa nuova energia che ormai ha una presenza e ruolo importante nel nostro Paese. Per questo nei prossimi giorni aderiremo alla legge di iniziativa popolare “Italia Sono Anche Io”. La seconda scarpa è necessaria per rafforzare l’impegno referendario con una raccolta firme per l’istituzionalizzazione delle primarie.

E’ necessario allargare il campo di gioco e cambiare le regole (magari prevedendo un terzo tempo) della politica.

Nei prossimi giorni saremo di nuovo in pista.La nostra divisa è una maglia da corsari, la nostra arma una penna, a presto la mappa del tesoro dove potrete firmare le due proposte.

Altrimenti pensateci: al prezzo di un bel box auto vi comprate mezza Casa delle libertà.

Per il bordello forse ci vuole altro.

Intanto noi facciamo casino.

Non ammazzatemi

Questo blog aderisce all’iniziativa di Valigia Blu quello che qui viene proposto sono le ragioni esposte da Bruno Saetta.

E’ ovvio che ci sia una strategia dietro questa norma. Come sostiene il sociologo Castells la libertà della rete sta demolendo un rapporto organico tra potere e media.

Nobavaglio

Comma ammazza-blog. Post dedicato a Gasparri & C.

Premessa: ieri sera a PORTA A PORTA si è parlato del comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, ma gli spettatori di certo non avranno capito di cosa si tratta. E siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente 1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa 2) non hanno idea del mondo che c’è qui dentro 3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare. Bene il corso glielo offriamo noi, gratuitamente, perché caro Gasparri sì, Internet è uno strumento micidiale di libertà, di creatività, di condivisione di sapere e di conoscenza. Mondi inesplorati, capisco perfettamente (Arianna).

Probabilmente oggi stesso ricomincerà il dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di riforma delle intercettazioni, disegno di legge che introdurrebbe, una volta approvato, numerose modifiche al nostro ordinamento lungo tre direttrici: limitazioni alla utilizzabilità dello strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati; divieto di pubblicazione di atti di indagine per i giornalisti, anche se si tratta di atti non più coperti da segreto; estensione di parte della normativa sulla stampa all’intera rete.
Cerchiamo di chiarire sinteticamente i dubbi espressi in materia.

Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete?
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete. Cosa prevede il comma 29? Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi.

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete? 
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete.

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico?
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica? 
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l’impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”).

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica? 
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene.

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta? 
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro.

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati? 
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger.

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie.

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici.

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla? 
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica. 

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe?
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?

Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia.

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via… Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore.

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?
Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo.

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma?
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

Bruno Saetta – BLOG
@valigia blu – riproduzione consigliata

Ribellione e responsabilità

Il racconto dell’esperienza referendaria torinese ha suscitato un’attesa inaspettata. Ringrazio Valigia Blu, Pippo Civati e il comitato nazionale per averla riproposta sui loro siti.

Hanno parlato di ribellione e di insurrezione civica. Qualche giorno fa Bracconi ha esposto una riflessione su atteggiamenti diffusi e comprensibili richiamando ad una responsabilità civica. Cito testualmente “[…] più la politica diventa incivile e più la società civile deve trovare il modo di restare tale.” Altrimenti dopo cosa resterà ? E’ una domanda da porsi per non commettere gli stessi errori di vent’anni fa.