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In questi giorni il web impazza di segnalazioni sui figli di papà e mamma di questo governo.
Persino nelle chiacchiere sui posti di lavoro si discute dei discendenti di Monti, Fornero e Cancellieri per non parlare del Ministro Martone (l’unico un po’ fuori le righe onestamente).
Questo atteggiamento non era mai esploso con questa virulenza – e mal celata invidia sociale – negli ultimi tempi. Neanche nei momenti più bui quando il Trota era difeso dal padre contro gli insegnanti “terroni” colpevole di fermare un ignorante pluripatentato. Nessuno, per esempio, si è indignato nello scoprire che la CEPU venisse promossa a rango di ateneo telematico con relative prebende pubbliche. E se c’era invidia sociale nei confronti di personaggi come la Minetti, assistente alla poltrona laureata, non era per il titolo di studio ma per come si fosse costruita il suo curriculum e non solo.

L’improvviso risveglio della coscienza collettiva – sempre e comunque “contro”, molto fiera spesso della sua mediocrità – è imputabile solo a qualche infelice battuta dei nostri attuali ministri ?

Non è una chiave di lettura convincente. C’è qualche carattere antropologico del popolo italiano che vuole emergere e dirci qualcos’altro.

La storiella del saggio che punta il dito alla luna può spiegare questa situazione. I messaggi che arrivano in questi giorni da vari fronti ministeriali esprimono l’esigenza di un radicale cambiamento della società italiana: i ragazzi debbono essere meno mammoni, debbono muoversi, debbono sapersi confrontare con un mondo del lavoro diverso. Questo messaggio non urterebbe un giovane francese o inglese. Non urta neanche un calabrese che fa 1000 chilometri per studiare al Politecnico di Torino. Non urta un pachistano – notizia vera segnalatami stamattina – che, dopo aver visto tagliata dal governo Cota la sua borsa di studio, ha continuato a dare esami all’Università dormendo alla stazione di Porta Nuova. Con tre euro in tasca ma una voglia di riscatto degna di ben altro sostegno da una società civile ormai assuefatta.

L’assuefazione evidentemente porta a confondere la luna con il dito del saggio. Qui, l’indignazione è pronta a venir fuori con tutto il corollario di email, post, link, articoli di giornalisti che hanno fatto il praticantato nelle testate possedute dall’utilizzatore finale della “assistente alla poltrona”.

La colpa sarebbe la carriera agiata dei figli di papà: tutti splendidamente laureati per tempo, con borse di studio ad Harvard o comunque con periodo di soggiorno all’estero, assunti da organizzazioni internazionali che non guardano in faccia a nessuno (perché solo da noi guardano il cognome prima del titolo di studio). E’ ovvio che essendo espressione di un’alta borghesia intellettuale i padri abbiano spronato i figli a studiare (con ampio rispetto dei loro insegnanti e della scuola pubblica). E’, altrettanto, ovvio che le relazioni familiari di un certo livello favoriscano occasioni che non tutti possono avere, ma sono anche un onere e un continuo sprone. Per dire, con tanta fortuna e cotanto cognome, potevano starsene comodi a casa, laurearsi arrivati quasi agli anta e trovare sistemazioni tranquille e comunque soddisfacenti.

A molti sfugge che c’è per fortuna in molti italiani ancora la voglia di non essere da meno della propria storia familiare. C’è il giusto ambire, la voglia di riscatto oggi presente molto di più negli occhi dei nuovi italiani. E’ un meccanismo questo che ha permesso l’evoluzione positiva della nostra società negli ultimi quarant’anni fin quando abbiamo pensato fosse più semplice illudersi. O darla.

Stranamente non fa notizia che il figlio del premier sia disoccupato in un’epoca dove non c’è deputato che abbia sistemato i parenti fino al secondo livello, compreso il tanto caro Di Pietro (con il figlio in politica, con quali meriti specifici?) e i gli amati grillini, pronti ad utilizzare alcuni privilegi dello status di consigliere regionali per le gentil consorti.

Insomma forse a questa parte di Italia – molto trasversale – non va giù di rimboccarsi le maniche. Non accetta che l’unica soluzione è rinunciare ad un sistema di privilegi, anche piccoli e marginali (difesi molto bene allo stesso modo da sindacati e Confindustria) ma pur sempre tali, altrimenti come Paese non usciremo da queste secche. Questa parte d’Italia trova molto più comodo far finta di non vedere che il sistema sta crollando con la complicità di tutti spostando il problema su casi personali. E lo fa con gli stessi strumenti mistificatori inventati ed utilizzati da chi in vent’anni ha contribuito enormemente a portarci in questo stato.

Come popolo troviamo più comodo farci illudere che la vita (degli altri) è semplice, piuttosto che rimboccarci le maniche.

Auguri

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Posted on: dicembre 20, 2011

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Posted on: dicembre 7, 2011

La società italiana deve cambiare e in fretta. E’ questo il messaggio che leggo tra le righe della manovra di Monti. Può apparire un interpretazione banale ma leggendo le reazioni che circolano in rete e anche le opinioni di stimati giornalisti come Giannini e Boeri la sensazione è che nel sangue degli italiani ci siano ancora troppe tossine dell’epoca berlusconiana.

Facciamoci un’analisi del sangue. Uno squilibrio abnorme tra colesterolo buono e quello cattivo. Bisogna mangiare più omega tre come dicono i medici: gli italiani hanno perso l’abitudine a informarsi come si deve sulla cosa pubblica. Dopo un ventennio di promesse mai mantenute e di finanza creativa si sono persi gli ordini di grandezza dei problemi. La colpa è dei media ma anche degli italiani che forse hanno seguito molto di più i processi e le leggi ad personam – il colesterolo cattivo – dimenticando di esercitarsi nel confronto politico sui problemi economici e sociali del Paese. Il guaio è che in questo errore c’è cascato anche il centrosinistra compreso il PD che una proposta vera, alternativa, su paradigmi diversi non l’ha mai tirata fuori.

La controprova è che sulla manovra anche abili giornalisti hanno riproposto la chiave di lettura della manovra agostana tirando fuori ipotesi prive di fondamento. Monti meritava più rispetto solo per la sua apertura in conferenza stampa.

Carenza di fosforo. Come è possibile dimenticarsi quello che abbiamo passato per vent’anni o anche solo negli ultimi mesi e scatenarsi contro il primo atto partorito in due settimane da un governo appena insediato ? Agli smemorati di Collegno consiglio di rileggersi gli articoli di Boeri e di Scalfari di quest’estate dove era del tutto evidente che ogni ipotesi ventilata (a mercati aperti, my God!) era una tassa in più nei mesi futuri. In ogni caso non dare credito per sei mesi a questo governo quando si è votato, si è sostenuto, e ci si è persino rassegnati a Berlusconi, Bossi e Tremonti per anni, mi sembra assurdo.

Alta presenza di piombo. E’ una cattiva aria. Sarà anche lo sblocco di aspettative generatesi con la caduta di Berlusconi ma i conti sono da pagare e purtroppo in Parlamento a condizionare il gioco ci sono gli Scilipoti, i Cicchitto e i Di Pietro che al bene del Paese preferiscono l’interesse personale (in più Alfano non da grandi garanzie di tenuta del PDL). Quindi scordiamoci che si possano realizzare le cose che farebbe un governo di centrosinistra almeno in questa prima fase critica.

La medicina è amara ma come dicono sempre i medici nei casi più gravi la guarigione parte da noi stessi: siamo più seri, informiamoci meglio, inseguiamo meno le veline (che quasi quasi, ieri, a qualcuno sembravano essere meno sgradevoli nei comportamenti dell’emozionata e sincera Fornero). Se crediamo in noi stessi possiamo lottare contro la malattia ad armi pari. Cogliamo l’occasione di rinascere, l’esempio sotto gli occhi di tutti è quello di Napolitano che con un consenso popolare enorme e il rispetto delle regole ha abbattuto un virus che sembrava invincibile. Il nemico da abbattere per noi italiani e per il governo Monti ora è la cattiva politica: se il premier sentirà crescere un consenso forte nella società civile questo governo potrà far digerire ad una classe politica ormai ombra di se stessa le vere riforme che servono a questo paese.

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Posted on: novembre 2, 2011

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Posted on: novembre 2, 2011