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Archive for ottobre 2011

paz83:

La mappa per sintonizzarsi sul programma di Santoro

Il mese di ottobre si chiude e con questo tre settimane di incontri tra persone e personaggi che dovrebbero rappresentare il futuro del movimento democratico. Scartando i giovani turchi che hanno avuto anni per essere plasmati dall’attuale classe dirigente PD e che preferiscono aspettare il loro momento per pure ragioni anagrafiche non rimane che parlare di Pippo Civati e Matteo Renzi cui va riconosciuto il merito di smuovere la base e più in generale le menti e i cuori del popolo di centro sinistra.

I due hanno capito che il popolo democratico è stanco delle vecchie liturgie e hanno capito le opportunità di un partito aperto utilizzando modi di confronto nuovi che creano un riavvicinamento tra la base – che ne esce entusiasta anche per il solito fatto che ne è liberamente coinvolta – e la politica. Normalmente quando si partecipa a queste iniziative si torna a casa rigenerati a prescindere dai contenuti espressi.

Questo coraggio di innovazione dei modi e dei tempi della politica scopre le debolezze dell’attuale segreteria (sabato c’era un penoso tweet del PD nazionale dove si precisava che l’iniziativa “finalmente sud” era programmata da un anno. L’anno scorso successe lo stesso, ma senza tweeter). I due hanno il merito di sollevare il problema dell’identità del partito superando due criticità: -antiberlusconismo -la mancanza di un programma alternativo riconoscibile.

Rampini nel suo nuovo libro sembra avere più certezze sulle cose da fare del nostro segretario. La cosa è paradossale.

Questi due problemi assieme alle nuove forme di coinvolgimento e al coraggio di dirle a chiare lettere sui blog (Pippo) e in video (Matteo) rappresentano gli aspetti positivi degli eventi di Bologna e Firenze assieme ad uno stile comunicativo garbato – ben altro dalle ramazzate linguistiche e lessicali di Di Pietro e Grillo – e per lo più deberlusconizzato (citato poco, irriso molto bene cose che difficilmente riescono Bersani & soci).

Alcuni aspetti però sono poco chiari. La strutturazione di questi eventi dopo due anni sembra un dejavu che al termine non smuove granché. Anche quando c’è un lavoro di sintesi alla fine queste proposte tardano a diventare politiche nel senso di riconoscibili come tali al di fuori della cerchia degli addettti ai lavori, dei dirigenti del partito e più in generale dell’opinione pubblica. Sembra più una carrellata di buone pratiche (per lo più di amministratori del PD che non si capisce come non siano in grado di comunicarle ai vertici con le strutture interne dei dipartimenti o dei responsabili tematici che dovrebbero fare lavoro di sintesi) e di posizioni individuali per lo più di soggetti vicini all’organizzazione dell’evento. Anche qui c’è un piccolo meccanismo di cooptazione che per esempio mancava nel Lingotto degli autoconvocati.

In compenso il popolo democratico puntualmente si spacca sui social network dietro i protagonisti, come tifoserie contrapposte che fanno la fortuna di giornalisti e della maggioranza politica che ficca il coltello nella piaga. In più l’elettore critico vedendo questo atteggiamento alla fine si distacca ulteriormente.

Cinque minuti, l’uso di slogan efficaci non costruiscono soggettività politica e di questo credo che ne siano consapevoli i due protagonisti ma i wiki PD sanno di qualcosa di già visto. Forse è l’unico mezzo per superare quella muraglia interna al PD impermiabile alle idee e alle energie che ci sono.

Ci fossero i momenti, i luoghi e le strutture interne al partito dove portare i vari contributi potremmo capire se le soluzioni di Renzi o Civati siano compatibili con un’identità programmatica del partito democratico. Questo è il problema più grande del partito, a tutti i livelli, che per ragioni di apparato ha perso le capacità di ascolto e confronto non con il suo popolo ma con la stessa sua base di iscritti.

Renzi e Civati non sono due rottamatori e non sono ancora pronti con le soluzioni in mano ma sollevano un problema che è quello di aprire i processi di proposizione e decisione politica, rappresentando ad un pubblico più vasto la ricchezza di idee e di energia che il fronte democratico ha al suo interno.

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Posted on: ottobre 27, 2011

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Posted on: ottobre 12, 2011

“Nessuna causa è persa finché ci sarà un solo folle a combattere per essa”

(Will Turner alias Orlando Bloom, Pirati dei Caraibi)

Un articolo in pieno stile “Secondamano” mi ha fatto riflettere. La Casa delle Libertà piemontese è in vendita: bastano 50.000 euro e ve ne comprate la metà. Pensateci, troverete frotte di esponenti PDL con lo sguardo da merluzzo da venditori di Tecnocasa pronti ad illustrarvi le comodità dell’alloggio.

Vuoi mettere ? Con “pochi” soldi potresti essere in grado di decidere gli organi dirigenti del partito, i candidati, posti da portaborse, eccetera. Non ti interessa la politica ma vuoi diventare un manager della sanità ? Per quella cifra non ti iscrivi neanche ai master della Bocconi, non devi esserne ammesso e neanche studiare: chiedi e ti sarà dato.

Che Paese (e che regione). Non penso solo alla sentenza di oggi della Consulta sul caso Giovine, penso alle diatribe interne ai congressi dell’IDV finite in mano agli avvocati per il controllo delle tessere, alle spaccature di SEL in famiglie dove una volta si candida la moglie e poi la volta successiva il marito sempre secondo il principio del controllo del consenso. Litigano pure quelli con le cinque stelline sul petto quando hanno capito che potere hanno in mano.

Non c’e’ salvezza. Anche il PD non è immune: se i tesserati sono un po’ di più c’è poco di che stare allegri. Ormai la geografia delle famiglie politiche la si può ricostruire in poco tempo leggendo i giornali locali. Se vuoi far politica scegliti un tuo riferimento (il termine padrino lo lasciamo a B. & soci) poi stai zitto e controlla le tessere che si fanno nel tuo circolo, nella tua città, ecc..

Farai strada senza tenere un comizio, forse anche senza alzare la mano nel tuo circolo. Se hai qualcosa da dire provaci ma a tuo nocumento. Qualcuno che pensava di dire delle cose è stato normalizzato o emarginato.

Siamo di fronte alla politica scalabile a prezzi modici e chissà che tutto questo movimento di industriali e banchieri a livello nazionale non sia interpretabile in questa ottica.

Il PD ha un’ancora di salvezza ed un merito: avere uno statuto (forse troppo elaborato e rivedibile), retto su saldi valori democratici che altri non hanno, e basarsi sul metodo di selezione delle primarie. Ormai digerito, forse più dai presunti alleati che dalla dirigenza attuale. Ovviamente anche questo metodo ha i suoi limiti. Alcuni dicono che spoglia la dirigenza di partito da sue prerogative di selezione dei suoi rappresentanti, altri, riferendosi a casi di cronaca, sostengono che anche le primarie possono essere manipolate ed inquinate. La soluzione può essere usarle meglio (con sistemi più trasparenti) e usarle di più. E istituzionalizzarle ?

Tutta questa premessa per dire che chi ha raccolto le firme referendarie non si accontenta. Torino è stata la seconda città dopo Roma per numero di firme e questa sete di democrazia non può essere fermata. Chi ha fatto banchetti per un mese ha deciso di andare oltre il disagio cercando di fare tesoro di quel coraggio che molti gli hanno attribuito.

Abbiamo bisogno di due scarpe per rimettere in corsa questo Paese (senza farci mettere i piedi in testa verrebbe da dire).

La prima scarpa serve per stabilire un principio in vigore in molti paesi occidentali: chi nasce sul suolo italiano deve essere uno di noi. Non possiamo permetterci di ignorare questa nuova energia che ormai ha una presenza e ruolo importante nel nostro Paese. Per questo nei prossimi giorni aderiremo alla legge di iniziativa popolare “Italia Sono Anche Io”. La seconda scarpa è necessaria per rafforzare l’impegno referendario con una raccolta firme per l’istituzionalizzazione delle primarie.

E’ necessario allargare il campo di gioco e cambiare le regole (magari prevedendo un terzo tempo) della politica.

Nei prossimi giorni saremo di nuovo in pista.La nostra divisa è una maglia da corsari, la nostra arma una penna, a presto la mappa del tesoro dove potrete firmare le due proposte.

Altrimenti pensateci: al prezzo di un bel box auto vi comprate mezza Casa delle libertà.

Per il bordello forse ci vuole altro.

Intanto noi facciamo casino.

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Posted on: ottobre 2, 2011