Non ammazzatemi

Questo blog aderisce all’iniziativa di Valigia Blu quello che qui viene proposto sono le ragioni esposte da Bruno Saetta.

E’ ovvio che ci sia una strategia dietro questa norma. Come sostiene il sociologo Castells la libertà della rete sta demolendo un rapporto organico tra potere e media.

Nobavaglio

Comma ammazza-blog. Post dedicato a Gasparri & C.

Premessa: ieri sera a PORTA A PORTA si è parlato del comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, ma gli spettatori di certo non avranno capito di cosa si tratta. E siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente 1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa 2) non hanno idea del mondo che c’è qui dentro 3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare. Bene il corso glielo offriamo noi, gratuitamente, perché caro Gasparri sì, Internet è uno strumento micidiale di libertà, di creatività, di condivisione di sapere e di conoscenza. Mondi inesplorati, capisco perfettamente (Arianna).

Probabilmente oggi stesso ricomincerà il dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di riforma delle intercettazioni, disegno di legge che introdurrebbe, una volta approvato, numerose modifiche al nostro ordinamento lungo tre direttrici: limitazioni alla utilizzabilità dello strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati; divieto di pubblicazione di atti di indagine per i giornalisti, anche se si tratta di atti non più coperti da segreto; estensione di parte della normativa sulla stampa all’intera rete.
Cerchiamo di chiarire sinteticamente i dubbi espressi in materia.

Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete?
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete. Cosa prevede il comma 29? Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi.

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete? 
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete.

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico?
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica? 
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l’impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”).

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica? 
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene.

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta? 
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro.

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati? 
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger.

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie.

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici.

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla? 
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica. 

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe?
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?

Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia.

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via… Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore.

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?
Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo.

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma?
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

Bruno Saetta – BLOG
@valigia blu – riproduzione consigliata

Annunci

Ribellione e responsabilità

Il racconto dell’esperienza referendaria torinese ha suscitato un’attesa inaspettata. Ringrazio Valigia Blu, Pippo Civati e il comitato nazionale per averla riproposta sui loro siti.

Hanno parlato di ribellione e di insurrezione civica. Qualche giorno fa Bracconi ha esposto una riflessione su atteggiamenti diffusi e comprensibili richiamando ad una responsabilità civica. Cito testualmente “[…] più la politica diventa incivile e più la società civile deve trovare il modo di restare tale.” Altrimenti dopo cosa resterà ? E’ una domanda da porsi per non commettere gli stessi errori di vent’anni fa.

Ventiduemila

“L’utopia sta all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? A questo: serve a camminare.” (Edoardo Galeano)

E’ finita. Le abbiamo raccolte più di quanto ne aspettavamo. E’ il premio alle schiene semi spezzate a trascrivere i dati di una carta di identità, alla disidradatazione di questo autunno caldo non solo metaforicamente, al tempo sottratto ai propri cari, alla benzina messa a propria spese per spostare moduli e banchetti. E’ un premio soprattutto all’utopia.

Solo chi ha vissuto in prima linea un’esperienza referendaria sa quanto sia complessa l’organizzazione. Me ne sono reso conto l’altro giorno quando a dei colleghi abbastanza alienati da una giornata senza particolari carichi di lavoro – eravamo in piazza per sensibilizzare il cittadino sugli effetti dei PM10 – si sono stizziti per la classica signora piemontese incazzata che chiedeva se potesse firmare per il referendum. “Siamo un’ente pubblico signora. Molto probabilmente un banchetto c’è in via Garibaldi nel primo pomeriggio chieda ai vigili” ho detto sornionamente nascondendo che il mio secondo lavoro (e quello di altri amici) per un mese è stato quello di raccogliere firme.

Perché in questo paese se hai una cosa da dire o un’idea buona inizi a nasconderla. Non sempre, per fortuna. Questo paese è pieno di energie mal riposte: il malcontento diffuso non si sa dove canalizzarlo e allora lo si scarica sulle vittime più deboli. Siccome Lui è immortale (oltre che immorale) io mi incazzo con le opposizioni, con l’impiegato dell’ASL che ha il pc in panne, con il volontario che raccoglie la mia firma.

Ma questo è il meno. Così in attesa del prossimo passante ho raccontato ai miei colleghi l’esperienza di questo mese di raccolta firme tra la curiosità e lo stupore. Lo ripropongo qui come forma di ringraziamento per chi ha firmato e chi ha fatto firmare.

Tutto è iniziato a luglio. Qualcuno di noi aveva condiviso via email ad un piccolo gruppo di amici qualche articolo di giornale accompagnando il messaggio con “Ragazzi, facciamo questa battaglia?”. Io avevo trovato, per esempio, convincente la posizione di Gad Lerner. Mentre incominciava a girare il consenso via email qualcuno ha incominciato a mettersi in contatto con il comitato nazionale.

Poi basta, vacanze. Più leggevo delle varie manovre e dei vari voti di fiducia blindati più mi rendevo conto che questo referendum era una cosa da appoggiare.

Al mio rientro le cose erano già in qualche modo avviate. Grazie alle prime firme di Fassino e altri esponenti del tanto vituperato PD locale abbiamo ottenuto uno spazio alla festa democratica per raccogliere le firme. Prima 200 firme al giorno, nel weekend anche 600-800. Il popolo democratico firmava e i vari Diego, Davide, Paola, Malvina, Guido, Simona, Nico, Filo, Mimmo, Francesco, Sara, Marco, Silvia raccoglievano firme con vari consiglieri che autenticavano le firme.

Sembra facile firmare. I moduli vanno recuperati da Roma, vanno siglati da un cancelliere o da un segretario comunale prima di sottoporli alla firma dei cittadini. Poi vanno autenticati da un consigliere da quello di circoscrizione in su. Poi vanno recuperati presso i rispettivi comuni i certificati elettorali di chi ha firmato per allegarli al foglio firme. Quindi se faccio firmare uno di Oulx accanto a quello di Torino quel modulo di venti firme prima di partire per Roma dovrà aspettare il certificato di Oulx oppure si perde quella firma. Allora si divide a fette la provincia ciascuno con le proprie conosce geografiche facendo fogli separati. Viva la geografia.

Le serate finiscono tardi e il premio è una birra e una partita a calcio balilla. Insomma ci vuole organizzazione, turni a prendere le firme, chiedere a Roma ulteriori moduli coinvolgere chi è più forte e organizzato di noi. Per esempio la CGIL, per esempio il PD che ha la rete di circoli, militanti e amministratori più organizzata dell’opposizione.

Era il cinque pomeriggio quando eravamo senza moduli e l’indomani c’era lo sciopero della CGIL: un mucchio di gente che avrebbe voluto firmare. Questo episodio è da raccontare.

E’ bastato mettere un post sul nostro gruppo di Facebook che Pino di ritorno in treno dal sud si è offerto di spezzare il viaggio a Roma per prendere i moduli: ha telefonato al comitato, si è fatto arrivare un taxi con i moduli, l’ha pagato, ha preso i moduli e ha ripreso il treno per Torino. C’erano i moduli, era sera, ma mancava il timbro sui fogli di un segretario comunale. E’ partita la caccia al tesoro: se passava un sindaco, un consigliere, un ex assessore attaccavamo bottone “trovaci un segretario”. Verso mezzanotte si presenta un segretario al nostro banchetto. Gli spieghiamo la situazione: i moduli devono essere siglati entro le 10 del giorno dopo. Il poveretto capisce che brutto tiro gli hanno giocato ma si presta: si prende la scatola con un centinaio di moduli e si sveglia presto la mattina per mettere timbro e firma. Possiamo fare il banchetto. Io rinuncio all’ultimo giorno di ferie, Diego rinuncia ad una porta da ristrutturare che gli da il pane, Davide vince la ritrosia a raccogliere firme ad uno sciopero della CGIL (lui che dopotutto è un “padrone”), Pino pensionato, porta i rinforzi. Davide recupera moduli, Pino porta un tavolino e due manifesti. Siamo in Piazza S.Carlo: per tre ore non abbiamo alzato la testa per quanto era lunga la fila. Un caldo boia: 1200 firme.

Mentre raccogli le firme e leggi date e luoghi di nascita immagini come sia la vita di queste persone che educatamente sono in fila per firmare. Ti interroghi sulla loro biografia e su quanto possa essere diversa da coloro che ignorano che ci sia un referendum. Sicuramente leggono un giornale o il web. Non hanno facce stupide. Non devi convincere nessuno, viene a firmare chi vuole lasciare un segno civile di sdegno per come vanno le cose. E molti commentano le loro firme con affermazioni che fotografano sentimenti accesi nei confronti del premier. Accesi ma civili.

Forse è stato li che abbiamo percepito che stavamo facendo qualcosa di importante. Le ultime sere alla festa sono state passate a raccogliere le firme e a pensare alla seconda parte del mese. Ci siamo inventati il NO PORCELLUM DAY, la mappa dei banchetti. La movida che firma a San Salvario con i palloncini a forma di Porcellum, un po’ meno davanti ai Tre Galli ma va bene così. Ormai i giornali parlano di noi. Non mettiamo simboli sui manifesti come fanno altri e non mettiamo cappelli: raccogliamo per Roma. Ci sono i banchetti del PD in ogni mercato della città ed in provincia. Altrove il miracolo ha fatto si che i banchetti fossero di tutto il centrosinistra.

I quattro poveri scemi non sono diventati tantissimi di più ma altri volontari si sono aggiunti: Anna, Carmine, Rocco, Claudio, Luciana, Mario, Alessio, Barbara, Simona, Costantino, Claudio, Alessandro, Alessandra, Carmine, Luciana, Caterina, Roberto, Marta, Malvina, Pasquale, Dina, Enzo, Carlo, Giulio, Cesare. Me ne scuso ma sono nuove amicizie e nella frenesia della raccolta non ne ho fissato tutti i nomi.

Arriva Parisi e lo si porta in giro ormai manca una settimana e bisogna pensare a recuperare i certificati e spedire a Roma entro il 26 mentre la voglia di firmare cresce e non puoi fermarti.

L’ultima settimana è in apnea dopo venti giorni che non pensi ad altro. E’ stato così per me e credo ancor di più per Diego, Davide e Pino che con la loro esperienza hanno costruito questo miracolo. E’stato così per tutti i consiglieri che ci hanno dato una mano, per chi ha scattato una foto, o ci ha dato spazio sulla carta stampa o sul web.

E’ stato bello. Meglio di gettare una monetina o una cozza in piazza Montecitorio, meglio che insultare uno stupido, porco, razzista. Se le mani ci prudevano abbiamo scelto di utilizzarle per una firma.

Oggi alcuni di noi hanno corso la maratona con il porco sul petto. E’ un buon allenamento dopotutto resta ancora molto da camminare.