elisee reclus

Le piccole meraviglie di un seggio

Posted on: giugno 15, 2011

Cosa succede se per la prima volta che fai una cosa ne succede un’altra meravigliosa ? Ti capita di pensare che nel tuo piccolo sei stato artefice di due giornate che difficilmente dimenticherai. E adesso che le energie ritornano dopo i piedi gonfi e ventiquattro ore di decantazione vuoi raccontarla. Lo fai per te e per coloro che dall’altra parte di quei banchi scolastico hanno reso alla storia questa giornata .

Vivere dentro un seggio ti cambia prospettiva. Vedi la pancia di un paese che la tv non ti mostra più e accadono piccole cose straordinarie.

La prima accade fuori, venerdì, quando una collega precaria e fuorisede era disperata perché non poteva votare. Aveva bussato le porte di IDV e persino del Movimento Cinque Stelle per fare per loro il rappresentante di lista e poter aver diritto di voto. Ma niente. Mi presento, anzi mi rivelo. Le dico “ sono militante nel PD se vuoi faccio il possibile”. Dopo che mi ha guardato come un venditore di scope elettriche alla fine si è aggrappata a questa soluzione.

La voce si sparge e alla fine io e il segretario di circolo troviamo tre deleghe ancora vuote per Sara e e altri amici.

Ma le cose migliori accadono in quelle quattro mura che per quarantotto ore sembrano una fortezza Bastiani: il seggio.

Ti può capitare di vedere il travaglio di una ragazza scrutatrice che di questi quattro referendum sa poco o nulla. Ha un lavoro onesto da segretaria. Onesto nel senso italiano del termine: un interessamento del papà che con i suoi giri politici ha sistemato la figlia. Alessia fino a lunedi mattina pensava solamente a come spendere quei 170 euro magari comprando i biglietti per il concerto Vasco.

Ecco il Blasco l’unico punto in comune tra me e lei (e Pigi, ma lei ignora chi sia Pigi) con evidente rottura di cabbasisi del presidente Francesco cultore della musica colta.

Il blasco unisce sempre. Non puoi trascurare il pensiero di uno che forse ha cantato e sudato assieme a te. Lo stereo nel seggio ripeteva queste parole:

“Prendi la strada che porta lontano,

prendi la via che ti prende la mano

… non lasciarti convincere

che nessun altro può scegliere

quello che è meglio per te…”

La ragazza ha votato alle 9 del lunedì poco prima del superamento del quorum. Ha svegliato il fratello guardiano notturno – un bestione tatuato – e l’ha portato a votare. Ha festeggiato la trecentoottantanovesima votante che per noi rappresentava il 50+1. Un attimo dopo per precauzione mandavo un messaggio a tutto il mondo conosciuto di fare gli ultimi sforzi perché ti accorgevi che qualche argine era rotto ma non conoscevo la portata del fiume.

Ma era tutto lì nel clima di quelle quattro mura fin dall’inizio. Forse è evaporata come la puzza delle schede sul nucleare, o forse grazie alle persone che facevano trapelare la loro apprensione per il quorum ma la tensione si è sciolta in poche ore. Con Francesca che ha subito rotto gli indugi su come la pensava con La Stampa e la Repubblica offerti per tutti e con la torta finale offerta non si capisce bene se per il compleanno di Roberto o per il quorum raggiunto.

Ti capita anche di pensare, uscendo da questo liceo di periferia con un pacco abnorme di schede elettorali, che in fondo è tutto partito da qui. Con tanti meridionali come me e Francesco che sono venuti qui a lavorare e hanno messo su famiglia a pochi metri. E ne abbiamo viste le mani di lavoratori ormai in pensione, di carte di identità con su scritti luoghi che sono dei tuffi al cuore ora che sei lontano da lì. Ma le facce dignitose che ti dicono che certe conquiste vanno ribadite sono il ricordo più bello di questi giorni.

Io e Francesco sembriamo due babbi natali fuori stagione con questi pacchi di schede.

Tocca a noi camminare, costruire e magari cantare

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