elisee reclus

La bella politica

Posted on: gennaio 31, 2011

Molti di voi ieri hanno visto la trasmissione di Iacona incentrata sulla storia di Vassallo e di altri amministratori che al sud sono in prima linea. Piccole grandi storie che a quei fessi come me fanno rinunciare con piacere ad un paio di sere libere per il piacere di lavorare a qualcosa di diverso

Se non mi fosse arrivato un sms sarei andato a letto amareggiato ma un po’ consolato dal fatto che ci possono ammazzare amministratori, bruciare macchine, infangare vite oneste ma in fondo il terreno è fertile e prima o poi potremmo vedere i frutti di una grande forza democratica e progressista.

E invece no. Tocca tornare alle foto anni 80, o spacciare per giovane (per giunta “rottamatore” adesso) un esperimento genetico figlio di una madre democristiana e un padre yuppie. E a fare questa maionese impazzita la prima donna segretaria democratica di Torino.

Cosa è successo ? Roberto Tricarico si è al momento ritirato. Lo spiega bene qui.

Ricapitolo un po’ le ragioni che mi hanno convinto nel mio piccolo a ‘tifare’ Tricarico.

Ho visto un partito per mesi discutere di regole quando la partita era già cominciata. Ricordate da piccoli quando si giocava a calcetto su campi improvvisati ? Se il pallone va sul marciapiede è fuori o si continua a giocare ? Gli arbitri ovviamente non sono mai esistiti e anche le convenzioni di gioco sono state differenti da caso a caso.

Qualsiasi torneo di street soccer ha il suo presunto campione. Solo casi della vita permettono ad uno come Cassano di passare dalle piazze di Bari Vecchia a San Siro. Il più delle volte si è difronte ad un bullo circondato da ottimi tirapiedi. Se uno spettatore seduto sulla panchina della piazza osserva la partita con la gazzosa in mano e prova a chiedere un minimo di rispetto delle regole come le ha viste da un’altra parte… la gazzosa fa una brutta fine. A Bari Vecchia e forse anche a la Falchera.

Le primarie (a Torino, badate bene, o forse proprio a Torino, così dopo Napoli le distruggiamo e viviamo tutti più felici) hanno delle regole che favoriscono la costruzione di questo gioco. Se vuoi giocare nella serie A PD devi raccogliere 700 firme tra gli iscritti, altrimenti povero pezzente fatti la tua squadretta ma servono 3000 firme tra gli elettori e forse entri in campo.

Ora nel PD potevamo avere discreti giocatori ma Piero deve vincere non importa se vincerà il campionato di calcio ma sto cavolo di torneo delle padelle lo vuole portare a casa. Allora Piero grazie all’interessamento della madama segretaria, cui avrà promesso qualche poltrona VIP in qualche palcoscenico migliore incomincia a scegliere i suoi compari.

Dopotutto Piero è da anni che porta il pallone e si offende se non lo fai giocare per di più a casa sua.

Il primo ad entrare in scena è Gallo, una sorta di Re magio che ha in dote 350 iscritti del PD (un 10% circa del totale). Ad un tanto al chilo Gallo con meno di 6000 euro di investimento fa un OPA sul partito e sul candidato sindaco. Anzi fa due OPA perchè visto che Piero ha abbastanza firme ne offre senza andare troppo per il sottile un centinaio allo “yuppies crociato” Gariglio.

Gallo sarà il miglior mediano tirapiedi del torneo e sicuramente sarà assessore al Comune di Torino . E tu beviti la gazzosa e non commentare.

Il secondo mediano tirapiedi ha il nome di Giusy La Ganga. No comment. Sicuramente ha pagato il suo pegno, sicuramente persona di esperienza da mettere a disposizione del partito (proprio il mio ?) ma perchè così in prima fila ?

Gli altri giocatori hanno l’età media del Giusi. Una vita da mediani, in federazione, a coltivare l’orticello, tessere, ragionare e perdere. Non la città ma la vista sul mondo senz’altro.

Per tutte queste ragioni e altre Roberto ha scelto di fare la sua squadra e giocarsela. Chiedendo al partito che fosse il pubblico che beve la gazzosa ad essere coinvolto. Ha provato anche a chiedere una maglia diversa quando le regole si sono irrigidite.

Questo fino a ieri si poteva. E noi pur consapevoli che le nostre caviglie sarebbero state sottoposte a dura prova eravamo pronti, almeno per una partita, a lasciare il giudizio al pubblico. Se poi Piero ci bucava la rete infinite volte gli avremmo dato volentieri la padella, la targa, l’insalatiera, purchè vincesse una volta nella vita la sfida determinante.

A quanto pare non si entra in campo. Perchè i Moggi non ci sono solo nel calcio e le regole del gioco si possono sempre cambiare.

Il bello della politica, direbbe La Ganga

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